Donne, scienza e lavoro: le sfide per colmare il gap
Il Messaggero (versione cartacea)

Oggi 11 febbraio si celebra la giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. Istituita nel 2015 dall’Unesco, la giornata ha come scopo quello di promuovere la parità d’accesso nelle discipline Stem (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Nonostante i passi avanti, c’è ancora un forte divario, soprattutto nell’accesso al lavoro.

Secondo una ricerca di Unindustria, nonostante il Lazio sia virtuoso per la presenza femminile nei corsi universitari Stem e abbia una forte industria chimico-farmaceutica, le donne restano penalizzate: a un anno dalla laurea lavorano meno degli uomini e guadagnano in media il 14,5% in meno (13,7% nel Lazio). Oltre i dati, però, ci sono le storie e sono sempre queste che fanno la differenza. Come quelle di Marta Menini e Tamara Pellegrini, due professioniste unite da una formazione scientifica.

Marta Menini, responsabile dei Servizi Tecnici dello stabilimento Arkema di Anagni che opera nel settore delle plastiche, coordina un team che si occupa di manutenzione, prevenzione dei guasti e miglioramento tecnologico degli impianti. La scelta di studiare ingegneria, in un contesto ancora fortemente maschile, è stata per lei una decisione consapevole: “Cercavo una laurea scientifica che mi desse basi tecniche forti e mi aprisse più strade possibili nel mondo del lavoro. Le aspettative, col tempo, sono state confermate”. Oggi, guardando al settore industriale, riconosce che qualcosa sta cambiando: “Quando ho iniziato, spesso ero l’unica donna in riunioni o progetti tecnici. Oggi vedo più colleghe, soprattutto tra le generazioni più giovani, anche se il gap non è ancora colmato”.

Un percorso diverso, ma animato dalla stessa passione per la scienza, è quello di Tamara Pellegrini, ricercatrice e innovation manager nel campo della sostenibilità e co-founder della startup innovativa Rinnovative Srl, con sede a Ferentino. L’azienda si dedica alla ricerca per trasformare scarti e sottoprodotti in nuovi prodotti innovativi, promuovendo la manifattura sostenibile e circolare. La sua formazione nasce dalle biotecnologie e si è evoluta verso l’innovazione e la sostenibilità: “Da bambina ero affascinata dal mondo dei laboratori e dalla capacità della scienza di migliorare la vita delle persone. Quella curiosità è ancora oggi il motore del mio lavoro”.

Anche Tamara Pellegrini osserva segnali di cambiamento: “Incontro sempre più donne nei team di ricerca e nei progetti di innovazione, ma la loro presenza diminuisce nei ruoli più visibili o decisionali. A volte sembra che, a parità di competenze, certi ruoli vengano assegnati automaticamente agli uomini”. Una dinamica che conosce bene anche Marta Menini: “La sensazione è stata di dover dimostrare qualcosa in più dei colleghi uomini per vedere il mio lavoro o ruolo riconosciuti; è successo, ad esempio, che la stessa idea espressa da me e, successivamente, da un collega venisse valutata in maniera differente, prima non presa in considerazione e poi ritenuta valida. Però non ho mai dato troppo peso a queste dinamiche, anzi le ho sempre accettate come stimolo e opportunità di miglioramento”.

Entrambe concordano che a pesare principalmente sulle donne siano i temi della genitorialità e della conciliazione tra famiglia e lavoro. “Per questo nella nostra startup promuoviamo buone pratiche e un ambiente di lavoro attento all’equilibrio tra vita e lavoro, anche attraverso l’adozione del Sistema di Gestione per la Parità di Genere”, spiega Pellegrini.

Ma ci sono anche radici profonde di tipo culturale per spiegare il divario nelle Stem. “Le donne hanno iniziato relativamente da poco a essere riconosciute pienamente nel mondo del lavoro tecnico e questo ritardo storico pesa ancora”, spiega Menini. Per Pellegrini, il problema nasce ancora prima: “Gli stereotipi agiscono già durante l’infanzia e il percorso scolastico. Spesso mancano modelli di riferimento e un orientamento che incoraggi davvero le ragazze a scegliere la scienza”.

Nonostante le difficoltà, il messaggio che entrambe lanciano è di fiducia. “Le competenze femminili nelle Stem ci sono e sono di valore. La vera svolta arriverà quando la presenza delle donne nella scienza e nell’innovazione non farà più notizia”, sottolinea Pellegrini. Una visione condivisa da Menini: “Il cambiamento è in corso. Serve tempo, ma ogni nuova generazione contribuisce a rendere questo percorso sempre più naturale”.

Articoli correlati